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    September 05

    Il ricordo di un viaggio indimenticabile..

      
     
     
    il video non vuole essere un modo per far capire cosa sia.. viaggiare in moto.. anche se a me queste immagini danno molte emozioni.. forse perchè quella ritratta nel video è in tutto e per tutto Alkadia..
     
    ma semplicemente il ricordo di un viaggio indimenticabile..
     
     
    September 29

    ...sedersi al suo fianco e insieme ammirar la terra...

    Sud della Penisola Iberica
    Una tempesta di sabbia sul Nord Africa-Isole Canarie
    Stretto di Gibilterra
    La notte arriva sull'Europa e l'Africa Occidentale
    Le Alpi Svizzere
    l'Islanda
    Il Mar Nero
    Il Mar Rosso e la Valle del Nilo
    e anche immersa nella notte...
    è magnifica, non è vero?
    November 09

    Un tuffo nel passato..

    ‘Massimin!!’ così mi chiamava mio zio, rigorosamente in dialetto veneto, quando.. bambino.. arrivavo al paese natale dei miei per trascorrervi l’estate..

     

    ‘Massimon!!’ mi chiamava negli ultimi anni quando.. raramente.. passavo dal paese.. o lui veniva a Milano a trovare mia madre.. sua sorella..

     

    Lui era mio zio Giuseppe.. ma in come tutti i paesi di campagna.. il suo vero ‘nome’.. cioè come lo chiamavano tutti.. come lo conoscevamo tutti.. era Franco..

     

    E proprio ieri.. mentre il suo corpo giaceva dentro la bara.. le mani unite sul grembo.. il volto pallido.. e leggermente tirato..

     

    Mi è venuto da pensare che tutti lo chiamassero Franco.. perché.. era schietto.. franco.. sincero..

     

    Quando qualcosa non gli andava bene.. te lo diceva in faccia.. guardandoti negli occhi.. con quella sua voce potente..

     

    E quello che più mi ricordo di lui è proprio la voce..

     

    Potevano esserci dieci persone.. e tutte ridere fragorosamente.. la sua risata.. la sua voce avrebbe comunque prevalso..

     

    Proprio come quando vedendomi mi chiamava.. ‘Massimin!!!’.. e poi mi abbracciava.. o meglio mi scuoteva.. dandomi dei pizzicotti sulle braccia o sui fianchi..

     

    E proprio ieri.. passando per il paese natale dei miei.. quel paese in cui ho trascorso molte estati..

     

    Pur così cambiato nel suo contorno.. ma ancora così identico a 20 anni fa nel suo centro storico..

     

    La piazza della chiesa.. dove il giovedì si svolge il mercato.. la strada principale che svolta a sinistra.. dove nell’angolo c’era.. e c’è il Leon D’oro.. lo storico albergo.. il più lussuoso.. che compare in molte foto in bianco e nero degli anni ’30.. restaurato si.. ma le linee del caseggiato sono ancora quelle di allora..

     

    Poi la strada dritta.. molte cose son cambiate.. dove prima c’era un fruttivendolo.. ora c’è un negozio di telefonia..

     

    Una cosa non è cambiata.. anche quella da anni e anni.. la pasticceria di un altro mio zio..

     

    Se doveste passare da quelle parti e chiedere a qualcuno del posto dove potete comprare dei pasticcini.. no.. non dei pasticcini.. delle paste.. perché ogni suo cannoncino pesa un etto.. ogni suo bignè contiene tanta crema che inevitabilmente.. mangiandolo vi uscirà da tutte le parti..

     

    Dicevo.. se chiedeste di una pasticceria.. tutti vi indicherebbero la sua..

    Io a dir la verità non so nemmeno se ne esistano altre.. ma credo di si..

     

    Poco più avanti sulla destra c’era il distributore della Total.. quello che per anni ha gestito mio zio Franco.. lo chiamo così anch’io.. l’ho sempre chiamato così..

     

    Per questo lo conoscevano tutti.. perché lui era il benzinaio del paese.. dalla mattina alle 7 alla sera alle 8.. estate ed inverno..

     

    Da lui passava il contadino con il trattore da rifornire.. e il sindaco.. o la macchina dei carabinieri..

     

     

    E ieri.. complice l’emozione per il suo funerale.. rivedere quei luoghi.. è stato..

     

    Un tuffo nel passato.. della mia infanzia..

     

    Un infanzia passata con i miei nonni.. con mio nonno.. aveva un nome strano.. mio nonno.. Gio Batta si chiamava.. ma tutti lo chiamavano.. Tita.. io lo chiamavo nonno Tita..

     

    Con lui d’estate andavamo a fare dei giri sull’argine del Piave.. da lassù si vedeva tutto il paese.. e si passava dietro le case.. ognuna con il proprio orto.. e quando qualcuno riconosceva mio nonno..

     

    ‘ciao Tita!!! Vatu a spaso col tosat??’ (ciao Tita! Vai a passeggio con il ragazzo?)

    ‘si! Si! L’è rivà da Mi’an ancùo!!’ (si! Si! È arrivato da Milano oggi!!)

     

    e io dietro di lui con la mia bicicletta portata da Milano.. salutavo velocemente con la mano.. rischiando di perdere il controllo.. perché per stargli dietro.. mentre lui faceva due pedalate.. io dovevo farne 27.. perché le ruote erano piccole.. e il sentiero sull’argine era sterrato.. e pieno di buchi..

     

    quando arrivava l’estate e finiva la scuola io non vedevo l’ora di andare dai miei nonni..

     

    perché lì le giornate sarebbero trascorse con mio nonno.. nella casa di campagna.. dove negli ultimi anni non ci si viveva più.. perché troppo vecchia.. i mattoni erano a vista.. e molti usurati.. erosi dal tempo e dalle intemperie..

     

    ma dove ancora mio nonno teneva il suo orto.. e accudiva le galline.. i conigli.. la voliera delle tortore.. e i piccioni.. loro non erano in gabbia..

     

    mio nonno quando andava al mercato a comprarli gli legava le ali per un po’ di tempo.. in maniera che non potessero volare.. così facendo si abituavano alla casa.. e dopo po’ gli slegava le ali..

     

    così loro potevano riprendere a volare.. e seguire gli altri.. ma poi alla sera.. rientravano per trascorrere la notte nelle loro casette sotto il tetto della casetta degli attrezzi..

     

    quello era il mondo di mio nonno.. dentro a quella casetta fatta di legno.. lamiera..  plastica ondulata.. dalle piccole finestre dai vetri opachi.. c’erano le cose da cui mai si sarebbe separato..

     

    e dove.. una notte di novembre di 22 anni fa.. mio zio Franco lo trovò.. morto per un attacco cardiaco.. tra le sue..

     

    scatole e cassette piene di chiodi e viti arrugginite di tutte le forme e le dimensioni.. attrezzi dei più diversi.. martelli.. cacciaviti.. punteruoli.. tenaglie.. seghe da legno e da ferro.. pialle..

     

    vecchie biciclette arrugginite da cui.. all’occorrenza si potevano ricavare pezzi di ricambio..

     

    le ruote di una le aveva usate per mettere sul carretto con il quale andava a far erba per i conigli sui fianchi dell’argine..

     

    quel carretto me lo ricordo.. io ci salivo quando andavamo a far erba.. lungo la strada era uno scossone unico.. il carretto non aveva certo le sospensioni.. e fare la strada sterrata che portava all’argine era un continuo saltare e picchiare il sedere.. ma io avevo sempre un sorriso felice quando andavo sul carretto trainato dalla bici di mio nonno.. perché gli altri bambini mi guardavano.. e un po’ magari mi invidiavano..

     

    e ancora più felice ero quando al ritorno era pieno di erba.. un po’ perché l’erba era bella morbida.. e non mi sballottavo più.. un po’ perché avevo nel naso il profumo dell’erba tagliata.. il trifoglio.. l’erba medica.. fiori di diversi colori.. che attiravano api..

     

    e poi mi piaceva stare con mio nonno perché dopo una mattinata passata a guardarlo mentre accudiva i suoi animali.. oppure mentre curava il suo orto..

     

    alle 11.. si smetteva.. e si andava in paese.. per prendere il pane.. si.. ma soprattutto perché lì.. poteva chiacchierare con i suoi amici.. davanti ad un bicchiere di bianco.. e qualche patatina.. o salatino.. o un piattino di acciughe sott’olio..

     

    mentre per me c’era sempre una pasta che mi attendeva.. e un bicchiere di spuma..

     

     

    l’Astronauta